FotoTestata
  • slide Scopri il Gargano
    dalle coste alle alture
  • slide Scopri il Gargano
    in bici
  • slide Scopri il Gargano
    in moto
  • slide Scopri il Gargano
    a piedi
versione italiana english version

Sant'Egidio

Monumento di primaria importanza nella vita socio-economica del Gargano e nella storia stessa delle varie istituzioni religiose e monastiche sorte in Puglia in età medioevale.

Infatti, volendo tracciare un profilo storico dei Casali, delle Università e dei Comuni sorti nella Daunia in epoca tardo-medioevale e nel voler delineare, la nascita dei vari siti ed insediamenti benedettini, non si può assolutamente ignorare il Casale di Sant'Egidio che costituisce una "coordinata" ben precisa nel reticolato geo-storico del promontorio garganico.

Oggi del Casale non restano che tracce appena visibili dell'antico abitato e le dirute mura dell'antica Chiesa che fu un tempo annoverata fra i monumenti più rappresentativi dell'arte e dell'architettura sacra del Medioevo.

Originariamente la chiesa era a pianta basilicale, ad una sola navata, con una lunghezza di m. 28, una larghezza di m. 6,50 ed un'altezza media di mt. 7.
Nell'interno vi erano tre arcate a forma greca, mentre altre, a forma gotica, si intersecavano al vertice nel sostenere una stupenda cupola. Preziosi affreschi arricchivano i muri perimetrali. Nel XVIII secolo questi dipinti venivano negligentemente ricoperti con intonaco, secondo l'uso del tempo, lasciandone scoperto solo qualcuno e di cui oggi non restano che frammenti nella parte absidale della chiesa.

Per la celebrazione dei sacri riti vi erano parecchi altari, dedicati a Sant'Egidio, alla Santìssima Trinità, alla Madonna (altare maggiore).
Sulla facciata, la cui prospettiva terminava ad angolo retto, si apriva un magnifico portale (finemente scolpito con motivi ad intreccio) sormontato da una lunetta rettangolare che in origine doveva contenere molto probabilmente un'epigrafe. Più in alto ancora un rosone, con colonnine gotiche a raggiera, abbelliva la facciata stessa.

La chiesa fu più volte restaurata e restò aperta al culto fino alla fine del XIX secolo. Il popolo di San Giovanni Rotondo durante le feste pasquali si recava in processione al tempio del diruto Casale per celebrare i sacri riti e per sciogliere superstizioni e voti, concedendosi a interminabili gozzoviglie e a feste campestri. In questo stesso periodo, le zitelle sangiovannesi, con un pellegrinaggio pittoresco e privato, si recavano pure loro a Sant'Egidio, percorrendo, a piedi nudi quasi tre chilometri di strada polverosa e piena di pietre e, una volta giunte, deponevano i loro calzari dietro l'altare maggiore della Chiesa, in segno di "ex voto prò nuptiis". Tutto questo fu proibito con un decreto del Cardinale Vincenzo Maria Orsini (Papa Benedetto XIII) nel 1776. L'interdetto non venne però osservato e il popolo, appunto, continuò a celebrare riti e costumanze varie.

Oggi del tempio non restano che i muri perimetrali, la parte absidale, la facciata ormai in piena rovina, alcuni frammenti appena intellegibili di affreschi. Forse un sollecito restauro potrebbe ancora recuperare uno dei gioielli dell'architettura sacra del Medioevo, a testimonianza che quel sito fu uno dei centri propulsori di civiltà e di vita monastica sul promontorio garganico.