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Santa Maria di Pulsano

In uno scenario di rocce grigie su strapiombi profondi oltre 200 metri, a circa 9 km dal centro abitato di Monte Sant'Angelo, si trova l'abbazia di Santa Maria di Pulsano, che su questo massiccio roccioso sembra stia a guardia del golfo di Manfredonia.

Costruita nel VI secolo sul colle di Pulsano per volere del papa-monaco San Gregorio Magno,  l’Abbazia è stata nei secoli – con alterne vicende storiche – luogo di monaci, anacoreti e cenobiti che si sono dedicati alla contemplazione e all’ascesi. Intorno all’edificio si trovano numerosi eremi (per ora ne sono stati censiti 24), alcuni dei quali ubicati in luoghi davvero inaccessibili.

Gli eremiti che abitavano queste celle erano senz’altro in comunicazione tra di loro, dal momento che alcuni eremitaggi erano dedicati alla vita comunitaria (di culto e di abitazione) e al lavoro collettivo (un eremo è stato persino adibito a mulino); inoltre gli eremi – alcuni dei quali sono affrescati - sono collegati da una rete di sentieri e scalinate e da una vera e propria “rete idrica” di canali scavati nella roccia per convogliare le acque.

Il sito ha visto incursioni saracene e il passaggio di diversi ordini monastici fino all’abbandono nel 1969, che ha portato a un progressivo degrado degli eremi e a un processo di grave depauperamento artistico dell’Abbazia, a causa di furti di ignoti e atti vandalici.

Il monastero di Santa Maria di Pulsano fu sospeso nel 1806 e dopo un lungo periodo d'abbandono il 20 dicembre 1997 si è insediata una comunità monastica che è incardinata nell'arcidiocesi di Manfredonia ed è birituale latina e bizantina nell'espressione liturgica e spirituale.

Oggi i monaci con costanza e passione si prendono cura degli eremi e ne garantiscono - laddove possibile data l'ubicazione non sempre di facile accesso - la fruizione.